sábado, julho 14, 2007

panini


primo giorno di lavoro...

non che sia una cosa nuova. nè lavorare in un pub, o meglio in una squllida baghetteria o paninoteca (P.S. ho scoperto come si fanno le varie salse ke i locali ci propinano: ricetta segreta. Tanta maionese e un pò della cosa che gli dà il nome. Geniale) nè lavoComurare un giorno masimmo due e poi annoiarmi a morte.

ma questa volta spero di resistere un pò più a lungo almeno fino all'inizio delle holiday tanto attese. Comunque torniamo al otivo del mio post.


prima serata. un ragazzo francese, con nome spagnolo Xavier, prende un panino sceglie attentamente gli ingredienti, come se volesse prender tempo, poi ogni tanto ci guardava(io e la tipa con me) come se implorasse una parola una chiacchiera da scambiare.

Intenerita inizio a scambiare qualche parola col mio ormai arugginito inglese.

vivente a Parigi, arrivato dal montenegro dove ha mollato suo cugino non avvezzo alla conversazione, persosi nel centro di bari, in partenza per venezia e poi a casa.

Io continuo a lavorare, ui si siede e inizia a gustarsi il suo panino molto molto lentamente e guardarsi in giro. Mi chiede due parole in italiano, mi da il suo indirizzo email, e va via.


metà serata. la mia collega mi dice: è il meccanico che sta all'angolo. Maglietta arancione, salopet blu tipica da meccanico appena uscito dall'officina, e un seguito di prole e parentame. Aria dolce, stanca comprensiva, sta per pagare, chiede del proprietario del bar, cerca di parlare di qualcosa dopo aver aspettato i panini di tutta la famiglia da solo davanti al bancone, mala mia collega risponde secca non c'è buonasera.

Deluso saluta e va via.


fine serata. giovane di colore, senegalese chiede un panino, un pò invadente, ci chiede come mai siamo poco sorridenti, cosa facciamo, che tipo di posto è questo...ecc...intanto la mia collega mi invitava a non dargl corda. Capisce l'antifona, si sente non gradito ci dice che lui lavora al phone center vicino alla taverna e di andarlo a trovare e va via.


torno a casa, con l'uomo che porta il pane, albanese con una bimba piccola. non so di cosa parlare. il silenzio è imbarazzante. cmq arrivata a casa scendo dalla macchina e vado via.

c'è qualcosa che mi fa male.


quella sera non ho venduto panini a persone che avevano fame, ma a persone che avevano bisogno di compagnia, di non essere soli, e invece gli ho venduto solo un panino.

il timore per l'altro, straniero, nel senso di estraneo a noi, l'impossibilità, o la voglia di non comunicare è spaventoso.


un mio amico una volta mi disse: sto studiando il perchè la gente sui treni, sugli autobus, nei luoghi pubblici, cerca sempre di sedersi o di stare il più lontano dalle altre persone.

è proprio vero.

allora dico, se inconsapevolmente cerchiamo di sfuggire alla solitudinie che creiamo attorno a noi perchè vendere panini???


vendiamo sorrisi parole belle, un momento spensierato, prima di tornare alla solita sola vita.

o forse sarebbe più bello dire regalare, ma sarebbe troppo oltre per un mondo che per ora venderebbe anke sua madre per soldi fama, e un mucchio di telefonini.

2 comentários:

Baol disse...

Quella di rapporti umani è una fame lancinante.

Amerigo disse...

purtroppo ogniuno di noi teme il prossimo perchè spesso il prossimo ci ha tradito e non ci fidiamo e per questo continuiamo a vivere una vita inseguendo la fiducia che poi neghermo. ci mordiamo continuamente la coda e imploriamo pietà. purtroppo reagire all'abitudine è difficile però ti suggerisco di trascurare il capo e dare piu confidenza alla gente, di sicuro il ricavo andrà anche al tuo capo perchè se alla gente offri un momento piacevole oltre al panino, torna e ritorna da te. ciao