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sperando in un aiuto divino,
"Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare-il mare-nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare. Potrebbe essere la perfezione-immagine per occhi divini-mondo che accade e basta,il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità-verità-ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso"...e lo rende reale.
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"Quel gran genio del mio amico lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare con un cacciavite in mano fa miracoli. Ti regolerebbe il minimo alzandolo un po' e non picchieresti in
testa così forte no e potresti ripartire certamente non volare ma viaggiare.
Sм viaggiare evitando le buche piщ dure, senza per questo cadere nelle tue paure gentilmente senza fumo con amore dolcemente viaggiare rallentare per oi accelerare con un ritmo fluente di vita nel cuore gentilmente senza strappi al motore. E tornare a viaggiare e di notte con i fari illuminare chiaramente la strada per saper dove andare . Con coraggio gentilmente, gentilmente dolcemente
viaggiare. Quel gran genio del mio amico, con le mani
sporche d'olio capirebbemolto meglio; meglio certo di buttare, riparare
Pulirebbe forse il filtro soffiandoci un po' scinderesti poi la gente quella
chiara dalla no e potresti ripartire certamente non volare ma viaggiare.Si viaggiare..."
sarà un lungo e delirante viaggio, ma io già mi sto organizzano. Tipo quando si andava in gita a scuola, l'attesa era così opprimente che già 2 mesi prima facevi col tuo compagno di banco/migliore amico la lista delle cose da portare: mutande calzini phon bagnoschiuma da dividere ecc... io mi sto comportando così forse perchè ho voglia di staccare e non pensare ai mille esami da dare, e alla depressione che cala ogni giorno di più.
P.S. cmq manca il quarto uomo e abbiamo iniziato a fare i provini. Idoneo Non idoneo.ora sono troppo stanca voglio andare a dormire, poi dirò più particolari.buonanotte a tutti.






morirei
dalla voglia di mettere un occhietto in quella finestrina
per gurdarci dentro e sbirciare ciò che non mi appartiene come una piccola ladra di immagini
per guardare la gente che passa la vita del mondo della strada dei giornalai dei bar dei mercati senza essere vista come uno spione come chi vuole essere invisibile.
piccola piccola
sorridente

Lina Bo Bardi (Roma 1914 – San Paolo 1992) ha creato spazi dove tutte le persone, senza distinzione di classe o di razza, potessero respirare a pieni polmoni, divertirsi, ricrearsi. La sua sensibilità artistico-architettonica aveva attinto dal padre, Enrico Bo, anarchico con una vita avventurosa, costellata da tanti mestieri: proprietario di una fabbrica di giocattoli, grafico, costruttore a Roma di buona parte del quartiere popolare Testaccio, dove ebbe cura di dotare gli edifici di comfort e di cortili con giardino.
vale la pena ricordare gli studi sull’artigianato, le esposizioni e la creazione del Museo di Arte Popolare di Bahia, e più tardi della Casa del Benin sempre a Bahia.Un manifesto ideale della “poetica della povertà” si oppone agli spazi creati dalle accademie ipermoderne, spazi concepiti da una cultura fredda, responsabile della divisione del genere umano tra superstiti di un mondo da cancellare, condannati alla distruzione ecologica, da un lato e dall’altro ricchi promotori di un progresso cieco in nome di una democrazia finta, violenta. Lina lavorò anche nei campi del design, della scenografia, della museografia, del cinema, dell’editoria e della didattica. Si definiva comunista. Ai suoi collaboratori citava spesso Gramsci e la critica della cultura industriale. Nella sua nuova idea di cultura, espressione di un impegno morale che integrasse l’efficienza tecnologica alle radici dell’esperienza popolare, il “popolare” non è inteso come folclore ma come portatore di un nuovo senso dell’umanesimo. Quel nuovo Umanesimo che dal Terzo Mondo giunge oggi, attraverso i new-global, a sventolare le sue bandiere multicolori sotto le grigie, fredde stanze del potere del Primo mondo.
ideale della “poetica della povertà” si oppone agli spazi creati dalle accademie ipermoderne, spazi concepiti da una cultura fredda, responsabile della divisione del genere umano tra superstiti di un mondo da cancellare, condannati alla distruzione ecologica, da un lato e dall’altro ricchi promotori di un progresso cieco in nome di una democrazia finta, violenta. Lina lavorò anche nei campi del design, della scenografia, della museografia, del cinema, dell’editoria e della didattica. Si definiva comunista. Ai suoi collaboratori citava spesso Gramsci e la critica della cultura industriale. Nella sua nuova idea di cultura, espressione di un impegno morale che integrasse l’efficienza tecnologica alle radici dell’esperienza popolare, il “popolare” non è inteso come folclore ma come portatore di un nuovo senso dell’umanesimo. Quel nuovo Umanesimo che dal Terzo Mondo giunge oggi, attraverso i new-global, a sventolare le sue bandiere multicolori sotto le grigie, fredde stanze del potere del Primo mondo.