terça-feira, abril 10, 2007

amori paralleli





Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo,
dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata
ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.

Alexander Pope

domingo, abril 08, 2007



bonjour!

sábado, abril 07, 2007

mille nomi, mille storie, mille intrighi


Salonicco

Tessalonica

Θεσσαλονίκη, Thessaloniki

Therma

Selânik

La capitale dei rifugiati,
I Protévoussa ton Prosfígon

Madre dei poveri, Ftohomána

quinta-feira, abril 05, 2007

Epicuro - Lettera sulla felicità a meceneo


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Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.
Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.
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Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore.


a mente fredda...


rubare pensieri...cosa significa? è forse un reato far conoscere?o forse è penoso? cosa significa rubare? trafugare espropriare strappare...a volte si ma a volte significa anche esportare senza appropiarsene diffondere regalare ad altri. Ed è sempre necessario comprendere o conoscere per poter regalare un emozione una parola un'immagine?? Gli animali le femmine e i maschi strappano e derubano per cibarsi sfamarsi di ciò che a loro manca ma per fortuna mi sento una donna incompleta ma con vitale sentimento di crescere, che dona forse qualcosa che non può donare. ecco tutto. niente di penoso. forse umile, non penoso nè animalesco e violento. Se capitasse a tutti forse sarebbe un mondo migliore.

domingo, abril 01, 2007

domenica


che idiota...avevo scritto un pò di pensieri su questo foglio ma distrattamente ho cancellato tutto se non il titolo.perchè non esistono aggeggi intelligenti?con un pezzo di carta non sarebbe mai successo. lo puoi strappare bagnare buttare ma le parole rimangono lì incise sulla cellulosa, che sia cartigenica o un foglio di un libro.

che nervi.credo che non potrò mai scambiare un buon vecchio libro uno di questi affari luminescenti e rumorosi.

riassumendo la mia famiglia sebbene frantumata dolorante e dolorosa è sempre mia e non posso sottrarmi al suo flebile calore anche se appena lo tocco vorrei rimanere per sempre qui, io la mia casa e il mio mare e scappare via dal dolore costante e da mia madre che vorrei schiaffeggiare quando la vedo piangere.ma so che non posso.

alla fine però un pò stonata per il vino che mio nonno mi versa di nascosto nel bicchiere penso al mio amore quello unico, io unica da non dividere con nessun altro un pò di buona musica una sigaretta anche se dovrei smettere

e tutto torna a posto.

terça-feira, março 13, 2007


stanca,

che giornata...

questa frenesia ci distrugge, distrugge tutto. la fantasia la passione il romanticismo.

fa spazio alla noia alla stanchezza alla rabbia alle nevrosi.

terribile

se solo avessi un po più di forze un po più di energie un po più di tempo

sarebbe meglio...o forse sarebbe una vita più frenetica e riusciremmo ad occupare anche quel po di tempo avuto. vorrei addormentarmi...

chiudere gli sognare stare accanto al mio amore caldo sotto le coperte

familiare tenero morbido.

mi addormenterei... ma ora non posso.

segunda-feira, fevereiro 12, 2007

Il mondo teme una proliferazione nucleare
incontrollata - io invece temo l'odio.

domingo, janeiro 21, 2007

доврый лень


buongiorno!!
che felicità imparare una lingua nuova, un nuovo modo di esprimere ciò che pensi ciò che ami ciò che assapori.
ruvida stretta forte la lingua russa quanto le emozioni che ti trasmette.
e allora...

до встречй!

sábado, janeiro 20, 2007


morirei
dalla voglia di mettere un occhietto in quella finestrina
per gurdarci dentro e sbirciare ciò che non mi appartiene come una piccola ladra di immagini
per guardare la gente che passa la vita del mondo della strada dei giornalai dei bar dei mercati senza essere vista come uno spione come chi vuole essere invisibile.
piccola piccola
sorridente

inno


oggi mi sento stanca mi sento impotente vorrei addormentarmi ma non è quello che realmente voglio vorrei saltere gridare abbracciare il mio amore ma non ne ho la forza sarà il tempo chi sa uggioso e buio. mi alzo guardo fuori dalla finestra il cielo è limpido sta per tramontare sarà stata un'impressione. come mi piacerebbe che ora bussassero alla porta, apro e trovo il mio amore che mi sorride. che bello sarebbe forse ora starà pensando a me sicuro. sono sicura che tutto ciò è dovuto alla stanchezza tanta non ho il tempo di riflettere i pensieri non li acchiappo e mi scivolano via. forse dovrei riprendermi il tempo per me stessa pe ri miei sogni per l'uomo che amo tanto per il nostro futuro per i nostri splendidi figli.
ora sorrido perchè so che mi ama. devo riposarmi per lui per me. non voglio farlo soffrire. vorrei una bella casa accogliente calda. ecco questa è un'altra cosa che mi fredda: l'alienazione di vivere in una casa deserta priva di calore e di relazioni. la mia camera è come un rifugio ma non ho bisogno di questo. vorrei una casa che si apra al mondo non che si ciuda e che respinga. tutta colpa di quelle beduine idiote. uffa. mi sono sfogata un po ora va meglio guardo una delle cupole delle chiese della mia città illuminata dalla luce gialina del tramonto.bella stavo parlando con pino(che di sicuro ha più ragioni di me di essere triste) che mi ha detto che a volte capita a tutti di essere un pò giù non è un dramma! ha ragione che stupida
un inno alla gioia questo o alla vita per fortuna disuguale ritmata a volte cadente a volte brillante meglio così sarebbe noiosa sennò. sorrido di nuovo scrivere mi fa rinascere continuo a sorridere ho inziato a pensare a tutto quello che ho! è davvero tutto splendido ed emozionante a cominciare da te da lui. sta calando la notte e con lei il mio respiro ho il corpo molto stanco i muscoli a pezzi e il cuore appoggiato sul tavolo.
mi riscaldo con la tazza del te ottima compagna sempre forse e meglio che vada ad abbracciare mia madre.

domingo, janeiro 14, 2007

rubinetti aperti.

flussi
d'acqua
di vita
di passioni amori emozioni.
Paura per l'origine,
paura per la fine,
paura per l'infinito.

Sgorga
il sangue della vita
come un fiume in piena
ad inondare il presente e il futuro
e a dimenticare il passato.

Chiamo imbecille chi ha paura di godere.

(da Noces à Tipasa in Noces, Albert Camus)

terça-feira, dezembro 12, 2006

Lina Bo Bardi (Roma 1914 – San Paolo 1992) ha creato spazi dove tutte le persone, senza distinzione di classe o di razza, potessero respirare a pieni polmoni, divertirsi, ricrearsi. La sua sensibilità artistico-architettonica aveva attinto dal padre, Enrico Bo, anarchico con una vita avventurosa, costellata da tanti mestieri: proprietario di una fabbrica di giocattoli, grafico, costruttore a Roma di buona parte del quartiere popolare Testaccio, dove ebbe cura di dotare gli edifici di comfort e di cortili con giardino.
“La tesi di laurea di Lina fu scandalosa per l’epoca (era il 1939), dato che era una Maternità per madri nubili – racconta la sorella Graziella Bo -. E, per di più, fu discussa davanti a due esponenti dell’architettura di regime come Giovannoni e Piacentini. Lina dovette anche farsi prestare il vestito da Giovane fascista, dato che non l’aveva ma era obbligatorio”.


Prodotti industriali locali, materiali grezzi e rudimentali, piastrelle di ceramica fatte a mano, sono gli elementi che Lina Bo scelse per contrapporre un’architettura imperfetta a quella asettica da Primo mondo. Adottò il linguaggio del riciclo tipico delle favelas e delle case popolari dell’entroterra brasiliano. A questo proposito vale la pena ricordare gli studi sull’artigianato, le esposizioni e la creazione del Museo di Arte Popolare di Bahia, e più tardi della Casa del Benin sempre a Bahia.Un manifesto ideale della “poetica della povertà” si oppone agli spazi creati dalle accademie ipermoderne, spazi concepiti da una cultura fredda, responsabile della divisione del genere umano tra superstiti di un mondo da cancellare, condannati alla distruzione ecologica, da un lato e dall’altro ricchi promotori di un progresso cieco in nome di una democrazia finta, violenta. Lina lavorò anche nei campi del design, della scenografia, della museografia, del cinema, dell’editoria e della didattica. Si definiva comunista. Ai suoi collaboratori citava spesso Gramsci e la critica della cultura industriale. Nella sua nuova idea di cultura, espressione di un impegno morale che integrasse l’efficienza tecnologica alle radici dell’esperienza popolare, il “popolare” non è inteso come folclore ma come portatore di un nuovo senso dell’umanesimo. Quel nuovo Umanesimo che dal Terzo Mondo giunge oggi, attraverso i new-global, a sventolare le sue bandiere multicolori sotto le grigie, fredde stanze del potere del Primo mondo.


Prodotti industriali locali, materiali grezzi e rudimentali, piastrelle di ceramica fatte a mano, sono gli elementi che Lina Bo scelse per contrapporre un’architettura imperfetta a quella asettica da Primo mondo. Adottò il linguaggio del riciclo tipico delle favelas e delle case popolari dell’entroterra brasiliano. A questo proposito vale la pena ricordare gli studi sull’artigianato, le esposizioni e la creazione del Museo di Arte Popolare di Bahia, e più tardi della Casa del Benin sempre a Bahia.Un manifesto ideale della “poetica della povertà” si oppone agli spazi creati dalle accademie ipermoderne, spazi concepiti da una cultura fredda, responsabile della divisione del genere umano tra superstiti di un mondo da cancellare, condannati alla distruzione ecologica, da un lato e dall’altro ricchi promotori di un progresso cieco in nome di una democrazia finta, violenta. Lina lavorò anche nei campi del design, della scenografia, della museografia, del cinema, dell’editoria e della didattica. Si definiva comunista. Ai suoi collaboratori citava spesso Gramsci e la critica della cultura industriale. Nella sua nuova idea di cultura, espressione di un impegno morale che integrasse l’efficienza tecnologica alle radici dell’esperienza popolare, il “popolare” non è inteso come folclore ma come portatore di un nuovo senso dell’umanesimo. Quel nuovo Umanesimo che dal Terzo Mondo giunge oggi, attraverso i new-global, a sventolare le sue bandiere multicolori sotto le grigie, fredde stanze del potere del Primo mondo.

domingo, novembro 26, 2006

Un bel buongiorno!
in un bel cafè...

sexta-feira, novembro 24, 2006

balcanic music


l'impressione quando attraversi le stazioni del nostro sud
e qualcosa ti attraversa
una musica non tua non nostra ma amante e allegra
ti accorgi del cambiamento che sta avvenedo
dell'intreccio di culture
storie guerre e amori differenti
il cuore mi si scalda e mi sento piena
felice
inizio a salterellare a ritmo della melodia
sorrido ai musicisti
sperando che mi seguano con la loro musica
per ogni dove
e che al prossimo angolo
si ripeta l'emozione.

quinta-feira, novembro 23, 2006

Siloportem


finalmente...
Se si potesse vivere così nella metropoli, senza ripudiarla. Potersi così stendersi in mezzo ad una strada su delle cabine telefoniche prendersi un thecaldo
una pausa, una bolla d'acqua nell'aria frenetica dell'affascinante città da cui trarre come nell'utero ogni vitalità ma esserne in qualche modo estranei solo per qualche secondo.
A piedi nudi preferibilmente edi capelli al vento.

per te amore...


Dentro la tasca di un qualunque mattino...
ti porterei e con la mano ti accarezzerei.

Gianmaria Testa

segunda-feira, novembro 20, 2006



Forse comprendere se stessi è la cosa più difficoltosa e ostacolata.
Ancor di più creare e costituire la propria personalità il proprio modo di essere, di parlare, di amare, sorridere scrivere.
ognuno è il frutto di una contaminazione continua volontaria o involontaria.
Frutto dell'invidia, dell'emulazione della creatività.
Forse non essermi ancora trovata è la cosa che più mi fa sorridere.
Sapere di non essere finita.
Star lì aguardare attenta
a non farmi scappar nulla di prezioso.

domingo, novembro 19, 2006



Ecco.

Scarpe rosse. Ombrello rosso che gira.

un lampione a cui appoggiarsi aspettando l'uomo che si ama.

aspettando che ricominci a piovere, e nel frattempo godere dell'odore del terreno bagnato e dell'aria umida.

Allegria. Felicità. Sospensione verso il futuro, ma vivendo pienamente il presente.

Amare gioire aspettare guardare godere annusare soffrire ridere. Battere le scarpette per l'attesa.

Quelle bellissime scarpe appena comprate di cui andare orgogliose.

Aspettare un bacio un sorriso uno sguardo, appoggiate ad un lampione con un ombrello in mano.