
buongiorno!!
che felicità imparare una lingua nuova, un nuovo modo di esprimere ciò che pensi ciò che ami ciò che assapori.
ruvida stretta forte la lingua russa quanto le emozioni che ti trasmette.
e allora...
до встречй!
"Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare-il mare-nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare. Potrebbe essere la perfezione-immagine per occhi divini-mondo che accade e basta,il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità-verità-ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso"...e lo rende reale.

morirei
dalla voglia di mettere un occhietto in quella finestrina
per gurdarci dentro e sbirciare ciò che non mi appartiene come una piccola ladra di immagini
per guardare la gente che passa la vita del mondo della strada dei giornalai dei bar dei mercati senza essere vista come uno spione come chi vuole essere invisibile.
piccola piccola
sorridente

Lina Bo Bardi (Roma 1914 – San Paolo 1992) ha creato spazi dove tutte le persone, senza distinzione di classe o di razza, potessero respirare a pieni polmoni, divertirsi, ricrearsi. La sua sensibilità artistico-architettonica aveva attinto dal padre, Enrico Bo, anarchico con una vita avventurosa, costellata da tanti mestieri: proprietario di una fabbrica di giocattoli, grafico, costruttore a Roma di buona parte del quartiere popolare Testaccio, dove ebbe cura di dotare gli edifici di comfort e di cortili con giardino.
vale la pena ricordare gli studi sull’artigianato, le esposizioni e la creazione del Museo di Arte Popolare di Bahia, e più tardi della Casa del Benin sempre a Bahia.Un manifesto ideale della “poetica della povertà” si oppone agli spazi creati dalle accademie ipermoderne, spazi concepiti da una cultura fredda, responsabile della divisione del genere umano tra superstiti di un mondo da cancellare, condannati alla distruzione ecologica, da un lato e dall’altro ricchi promotori di un progresso cieco in nome di una democrazia finta, violenta. Lina lavorò anche nei campi del design, della scenografia, della museografia, del cinema, dell’editoria e della didattica. Si definiva comunista. Ai suoi collaboratori citava spesso Gramsci e la critica della cultura industriale. Nella sua nuova idea di cultura, espressione di un impegno morale che integrasse l’efficienza tecnologica alle radici dell’esperienza popolare, il “popolare” non è inteso come folclore ma come portatore di un nuovo senso dell’umanesimo. Quel nuovo Umanesimo che dal Terzo Mondo giunge oggi, attraverso i new-global, a sventolare le sue bandiere multicolori sotto le grigie, fredde stanze del potere del Primo mondo.
ideale della “poetica della povertà” si oppone agli spazi creati dalle accademie ipermoderne, spazi concepiti da una cultura fredda, responsabile della divisione del genere umano tra superstiti di un mondo da cancellare, condannati alla distruzione ecologica, da un lato e dall’altro ricchi promotori di un progresso cieco in nome di una democrazia finta, violenta. Lina lavorò anche nei campi del design, della scenografia, della museografia, del cinema, dell’editoria e della didattica. Si definiva comunista. Ai suoi collaboratori citava spesso Gramsci e la critica della cultura industriale. Nella sua nuova idea di cultura, espressione di un impegno morale che integrasse l’efficienza tecnologica alle radici dell’esperienza popolare, il “popolare” non è inteso come folclore ma come portatore di un nuovo senso dell’umanesimo. Quel nuovo Umanesimo che dal Terzo Mondo giunge oggi, attraverso i new-global, a sventolare le sue bandiere multicolori sotto le grigie, fredde stanze del potere del Primo mondo.




Ecco.
Scarpe rosse. Ombrello rosso che gira.
un lampione a cui appoggiarsi aspettando l'uomo che si ama.
aspettando che ricominci a piovere, e nel frattempo godere dell'odore del terreno bagnato e dell'aria umida.
Allegria. Felicità. Sospensione verso il futuro, ma vivendo pienamente il presente.
Amare gioire aspettare guardare godere annusare soffrire ridere. Battere le scarpette per l'attesa.
Quelle bellissime scarpe appena comprate di cui andare orgogliose.
Aspettare un bacio un sorriso uno sguardo, appoggiate ad un lampione con un ombrello in mano.

VISTA CON GRANELLO DI SABBIA
LO CHIAMIAMO GRANELLO DI SABBIA.MA
LUI NON CHIAMA SE STESSO NÉ GRANELLO, NÉ SABBIA.FA A MENO DI NOMEGENERALE,
INDIVIDUALE,INSTABILE, STABILE,SCORRETTO O CORRETTO.NON GLI IMPORTA DEL
NOSTRO
SGUARDO, DEL TOCCONON SI SENTE GUARDATO E TOCCATO.E CHE SIA CADUTO
SUL
DAVANZALEÈ SOLO UN'AVVENTURA NOSTRA, NON SUA.PER LUI È COME CADERE SU
UNA COSA
QUALUNQUE,SENZA LA CERTEZZA DI ESSERE GIÀ CADUTOO DI CADERE
ANCORA.DALLA
FINESTRA C'È UNA BELLA VISTA SUL LAGO,MA QUELLA VISTA, LEI, NON
SI VEDE.SENZA
COLORE E SENZA FORMA,SENZA VOCE, SENZA ODORE E DOLOREÈ IL SUO
STARE IN QUESTO
MONDO.SENZA FONDO LO STARE DEL FONDO DEL LAGOE SENZA SPONDE
QUELLO DELLE
SPONDE.NÉ BAGNATO NÉ ASCIUTTO QUELLO DELLA SUA ACQUA.NÉ AL
SINGOLARE NÉ AL
PLURALE QUELLO DELLE ONDE,CHE MORMORANO SORDE AL PROPRIO
MORMORIOINTORNO A
PIETRE NON PICCOLE, NON GRANDI.E IL TUTTO SOTTO UN CIELO
PER NATURA SENZA
CIELO,DOVE IL SOLE TRAMONTA NON TRAMONTANDO AFFATTOE SI
NASCONDE NON
NASCONDENDOSI
DIETRO UNA NUVOLA IGNARA.IL VENTO LA
SCOMPIGLIA SENZA ALTRI
MOTIVISE NON QUELLO DI SOFFIARE.PASSA UN SECONDO.UN
ALTRO SECONDO.UN TERZO
SECONDO.MA SONO SOLO TRE SECONDI NOSTRI.IL TEMPO
PASSÒ COME UN MESSO CON UNA
NOTIZIA URGENTE.MA È SOLO UN PARAGONE
NOSTRO.INVENTATO IL PERSONAGGIO, INSINUATA
LA FRETTA,E LA NOTIZIA
INUMANA.Szymborska, gente sul ponte 1986


Ancora
Sto dicendo certe cose ne sto imparando certe altre sono verità sono domande amicizie avventure chi raggiunge abita lontano dal mutamento dal suo nome allegria vana tristezza
fantasia incertezza...
Sono verità Sono ricerche Amicizie
Avventure chi avanza mantiene l'amore
mantiene la speranza senza favore
Ancora Ancora
e tutto cominciò attraverso lui, il mare e le acque
mi accompagnarono durante il percorso
nell'attesa di lasciarmi andare.
Vento voci e luci da madrine
la piaggia e le onde da amantiMi insegnarono a camminarea soffriree quindi ad amare.loro coì perfetticosì esattimi hanno fatta così imperfettascivolosadistantesola.Ma ora le cose son cambiatedi rado li sento ancoraaccompagnarmie bussare alla mia portain quein momenti di malinconiadi mancanza le loro carezze leggeresulla tuapellesulle tue membrae tornare come un ricordo freddo.Nè per cattiveriaNè per noiache i figli si abbandonanosi lasciano andaresi allontanano con gli occhi chiusisenza guardareper lasciarli tra nuove bracciapiù caldepiù umane...un altro lui più umano con cui assaporare il divino.